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Confartigianato contro lo stop alle pasticcerie artigiane, per Pasqua danni da 652 milioni di euro: il Governo faccia chiarezza

Niente uova di cioccolata, colombe e specialità di pasticceria artigiana sulle tavole pasquali? Secondo  un’interpretazione governativa del Dpcm dell’11 marzo 2020 le imprese artigiane di pasticceria, obbligate alla chiusura, non possono vendere i loro prodotti nemmeno attraverso l’asporto, modalità invece questa consentita ad altre attività. Secondo Confartigianato, lo stop alla produzione e alla vendita delle pasticcerie, rappresenta una assurda discriminazione rispetto ai negozi e alla grande distribuzione ai quali è invece permessa la commercializzazione di prodotti dolciari.

Tale sospensione forzata sta provocando provoca perdite per 652 milioni di euro, tra mancato fatturato e perdite legate ad deperimento delle materie prime acquistate precedentemente alla sospensione forzata.

La Confederazione si è rivolta al ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, sollecitando un intervento tempestivo che faccia chiarezza nelle interpretazioni governative, stabilisca omogeneità di applicazione delle norme in tutto il territorio ed eviti incomprensibili disparità di trattamento tra attività con codici Ateco diversi ma produzioni simili.

Le imprese artigiane del settore alimentazione  da sempre rispettano tradizioni e aspettative della comunità, senza trasgredire le regole sulla tutela della salute dei cittadini.

Questa interpretazione della norma, traduce invece in una palese e assurda penalizzazione delle nostre produzioni a vantaggio di altre tipologie di prodotti di pasticceria.

 

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